copertina di Casa Savoia nella storia d’Italia Luigi Salvatorelli

Casa Savoia nella storia d’Italia


Introduzione di Gabriele Turi
Collana Civitas, 18

uscita 2016
pagine 128
ISBN 9788863729061

argomento Storia contemporanea

prezzo di copertina € 12,00
prezzo scontato on-line € 10,20
tag ebook, Gabriele Turi, Luigi Salvatorelli, storia contemporanea

Casa Savoia nella storia d’Italia e non l’Italia nella storia dei Savoia: sin dal titolo di questo opuscolo Salvatorelli si propose di correggere una prospettiva che troppo a lungo aveva condannato gli italiani a pensarsi in una posizione di minorità. Uno scritto che – nel ricostruire i momenti salienti di tali rapporti fino alla collusione col fascismo e alla fuga del re davanti al disfacimento dello Stato – voleva anche essere pamphlet politico in vista del referendum allora imminente tra monarchia o repubblica: «Al popolo italiano sta il decidere se esso intenda considerarsi inferiore agli altri popoli europei: un corpus vile su cui sia lecito compiere qualsiasi più disastroso ed avvilente esperimento, ricevendone gli autori di questo quietanza e conferma, e cioè autorizzazione a ricominciare».

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Recensioni:

– Corriere della Sera, 22 agosto 2016, Casa Savoia, di Giuseppe Galasso.

Sku
9788863729061
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Casa Savoia nella storia d’Italia
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Luigi Salvatorelli - altre opere:

  • Nazionalfascismo

  • 3 Responses to Casa Savoia nella storia d’Italia

    1. […] fascismo non cancella i meriti della dinastia. Le Edizioni di Storia e Letteratura ripropongono il saggio in cui Luigi Salvatorelli demoliva la Casa reale. Un giudizio che pare eccessivo  [corriere della […]

    2. Michele Eugenio Di Carlo on 24 agosto 2016 at 21:41

      Sulla dinastia dei Savoia, che conquistato militarmente il Sud iniziò a governare l’Italia, la storiografia ufficiale ha sempre mantenuto un atteggiamento agiografico, oltre che volutamente cauto e lacunoso.
      Agiografia e lacune sono state rimosse impietosamente nel 1990, enucleate dalle usuali mitizzazioni ottocentesche, dalle rimbombanti strumentalizzazioni patriottiche e dall’indotto immaginario collettivo, documenti alla mano, da uno dei maggiori e più accreditati storici del Novecento, Denis Mack Smith, che partendo da Vittorio Emanuele II ha analizzato fatti e misfatti degli ultimi quattro sovrani della dinastia .
      Basta riportare la critica del libro, apparsa sul quotidiano L’Unità, per chiarire e spiegare come alcune problematiche sociali e politiche nascano in Italia con la dinastia Savoia:
      “Un’ indagine storica molto importante anche perché coglie nel segno molti riferimenti all’attualità, come la vocazione al trasformismo: costante dei re e dei repubblicani governi di coalizione . ”
      E quella più incalzante scritta dal giornalista e scrittore, direttore del mensile Storia Illustrata, Arrigo Petacco:
      “Re imbroglioni o dissoluti, generali incapaci o mascalzoni, capi di governo faccendieri o corrotti […]di tutti i cosiddetti padri della patria, Mack Smith ci svela il rovescio della medaglia”.
      Il quadro che ne viene fuori è quello di una dinastia dispotica, irresponsabile, inetta, cinica, fino al punto di promulgare le leggi razziali contro gli ebrei nel 1939. Un insieme di avvenimenti con relative cause ed effetti che andrebbero riconsiderati, soprattutto da libri scolastici troppo spesso celebrativi e fuorvianti, «perché noi siamo i figli della nostra storia, e molte delle forze e dei caratteri nazionali che portarono i Savoia a commettere i loro errori sono ancora là», come ha chiarito il semiologo Ugo Volli, all’atto della presentazione del libro di Denis Mack Smith .
      Errori che comportarono l’ esigenza da parte del primo ministro Ricasoli di nascondere i documenti riguardanti l’ex Regno delle Due Sicilie, come si evince chiaramente da una sua lettera del 28 ottobre 1861 al generale La Marmora, allora prefetto di Napoli e comandante militare sostituto di Cialdini.
      Il giudizio sulla casa Savoia di Luigi Salvatorelli nella riedizione del suo saggio è sicuramente in linea con i giudizi degli storici sopra citati, finalmente fuori da ogni retorica agiografica.
      Michele Eugenio Di Carlo

    3. Gustavo Mola on 6 settembre 2016 at 11:30

      Curioso prendere ad esempio Mack Smith quando ormai numerosi (seri anche se meno famosi) storici ne hanno dimostrato la debole competenza, l’utilizzo di fonti improprie, le strumentalizzazioni e l’uso a senso unico di fonti diplomatiche e giornalistiche, l’anglofilia alla quale fa da contraltare l’italofobia.
      Ma gli Italiani, o, almeno certi italiani, sono maestri nell’arte dell’autolesionismo (naturalmente spesso all’insegna di intenti politici, talora abilmente dissimulati ma sempre presenti). Ecco come si può fare commendatore della repubblica uno storico fondatamente discusso e nella propria patria, probabilmente, meno considerato di quanto non lo sia fuori di essa: basta gettare fango sull’Italia e sugli italiani, facendo capire che il migliore degli italiani fatica a valere il peggiore degli inglesi. Quanto a Salvatorelli, le sue posizioni ed impegno politici furono patenti non meno che inquinanti ai fini della stesura di testi storici obiettivi

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